Questo volume non vuole essere una guida né un repertorio della
documentazione archeologica del Lazio. La proposta che, di concerto con l'Istituto
Nazionale di Studi Romani, è stata a suo tempo avanzata alla Regione Lazio, ha riguardato
invece la possibilità di presentare, con una serie mirata di saggi, un quadro tematico
basato sui trovamenti dell'area laziale - relativo dunque al territorio amministrativo
attuale e pertanto completamente sganciato da logiche storico-politiche antiche -
univocamente nell'ottica di avviare una discussione su problematiche di sintesi e non di
dettaglio.
Per meglio dire si è voluto creare un plafond di argomenti sui portati
dell'antropizzazione storicizzata nel territorio regionale in modo da promuovere anche una
rilettura diacronica di dati archeologici puntuali: si è così pensato ad una serie di
quadri generali con studi finalizzati al rapporto tra presenza umana e contesto
geomorfologico, all'evolversi culturale dalla preistoria al periodo arcaico, a formazione
e sviluppo del sistema urbano codificato, al definirsi dell'impulso del potere politico
nei modelli della grande edilizia, al connettersi della rete delle interrelazioni
stradali, all'affermarsi di una multiforme presenza insediativa sul territorio, alla
creazione delle incisive linee documentarie della molteplice testimonianza cristiana negli
aspetti di cui siamo in gran parte eredi.
Ecco dunque giustificato il titolo di Atlante: un contenitore di
argomenti che partendo da riferimenti archeologici precisi delinei le molte radici di una
regione che attualmente coinvolge zone ad origini differenti, sul piano della
conformazione geografica come in quello dei dislocati aspetti culturali e perfino negli
svariati esiti postantichi che in definitiva traspaiono nelle odierne propensioni alla
riscoperta di valenze cantonali.
Non sfugge che ognuno degli argomenti presentati come indice possa
costituire da solo una direttrice di studio ed anzi che le singole parti del volume
possano anche separatamente proporsi per tutta una serie di approfondimenti. Ma qui si
voleva solo "smuovere le acque". Si intendeva presentare una serie di idee in
movimento e dunque, seppur basate su documenti archeologici precisi e circostanziati,
messe sul tavolo della discussione al fine di costituire ognuna un fil-rouge per ulteriori
momenti di critica analitica.
Certo, non sempre è stato possibile sganciarsi completamente dalla
logica dello studio archeologico schedografico. A volte, per altro, potrà sembrare troppo
scarno il supporto della notizia puntuale relativa ai complessi o ai comprensori
analizzati nel loro insieme: il modello è comunque trasparente e in ogni modo risponde a
quello del tracciamento di linee di sintesi su dati ormai consolidati e integrati da nuove
informazioni, non certo a quello della creazione di panorami articolati su scarse
conoscenze o addirittura su assenze documentarie.
Del resto l'area laziale - evitando la parola Lazio che per il mondo
antico può assumere significati diversi - è tra le meglio note sul piano dell'indagine
territoriale e dell'approfondimento stratigrafico e dunque nei testi qui presentati si
sono potuti utilizzare con larghezza sia documenti esattamente georeferenziati, che dati a
precisa base culturale e cronologica. E basti al riguardo ricordare i numerosi volumi
della Forma ltaliae e quelli del Latium vetus, o soprattutto le iniziative
di catalogazione a grande respiro promosse dalla stessa Regione o dalle diverse Province,
al fianco del lavoro scientifico edito per pertinenza dalle varie Soprintendenze.
In qualità di proponente dell'iniziativa ho coinvolto nella
collaborazione specialisti di determinati ambiti culturali e scientifici sì che ognuno
potesse parlare su sue conoscenze dirette e soprattutto su un tassello areale della sua
specifica formazione. Ciò ha comportato una variabilità nel modo di approccio alle
singole tematiche che nei sette capitoli vedono dunque uno sviluppo differenziato, forse
in qualche caso ripetitivo ma sempre illuminato con riflettori diversi perché originati
da un diverso punto ottico. Non meraviglierà dunque se al fianco di quadri di sintesi si
troveranno schedoni indicativi di poli determinanti, nell'ottica dell'individuazione dei
momenti qualificanti le problematiche rappresentate nelle singole sezioni. Da ciò
discende altresì la necessità delle premesse che alcuni capitoli recano a chiarimento
delle linee seguite dallo studioso nella sua elaborazione specifica.
II lettore, inoltre, potrà rilevare qualche disomogeneità nel
sistematica espositiva usata dagli Autori. Ciò è solo in parte dovuto all'obbligo di
rispettare tempi editoriali strettamente delineati, da cui origina sia lo stop
bibliografico dei contributi alla fine del 2002 (con poche eccezioni), sia la
impossibilità di affinare alcuni approcci formali: piuttosto la causa principale si
ricollega alla estrema libertà che è stata concessa ad ogni collaboratore di inquadrare
i vari temi scelti fin dall'inizio nell'ambito di una discussione organizzativa corale.
Credo che questo giovi alla vivacità della presentazione e personalmente non credo che,
comunque, possa dispiacere la lettura di capitoli differenziati non solo per l'argomento
ma anche per l'impostazione dello studio e finanche per il metodo redazio