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Atlante del Lazio antico. Un approfondimento tematico delle conoscenze archeologiche a cura di Paolo Sommella. Roma, Istituto Nazionale di Studi Romani, 2003. ISBN 88 7311 493 8. 243 p. ; 24 tav. + ill. € 60,00

Questo volume non vuole essere una guida né un repertorio della documentazione archeologica del Lazio. La proposta che, di concerto con l'Istituto Nazionale di Studi Romani, è stata a suo tempo avanzata alla Regione Lazio, ha riguardato invece la possibilità di presentare, con una serie mirata di saggi, un quadro tematico basato sui trovamenti dell'area laziale - relativo dunque al territorio amministrativo attuale e pertanto completamente sganciato da logiche storico-politiche antiche - univocamente nell'ottica di avviare una discussione su problematiche di sintesi e non di dettaglio.

Per meglio dire si è voluto creare un plafond di argomenti sui portati dell'antropizzazione storicizzata nel territorio regionale in modo da promuovere anche una rilettura diacronica di dati archeologici puntuali: si è così pensato ad una serie di quadri generali con studi finalizzati al rapporto tra presenza umana e contesto geomorfologico, all'evolversi culturale dalla preistoria al periodo arcaico, a formazione e sviluppo del sistema urbano codificato, al definirsi dell'impulso del potere politico nei modelli della grande edilizia, al connettersi della rete delle interrelazioni stradali, all'affermarsi di una multiforme presenza insediativa sul territorio, alla creazione delle incisive linee documentarie della molteplice testimonianza cristiana negli aspetti di cui siamo in gran parte eredi.

Ecco dunque giustificato il titolo di Atlante: un contenitore di argomenti che partendo da riferimenti archeologici precisi delinei le molte radici di una regione che attualmente coinvolge zone ad origini differenti, sul piano della conformazione geografica come in quello dei dislocati aspetti culturali e perfino negli svariati esiti postantichi che in definitiva traspaiono nelle odierne propensioni alla riscoperta di valenze cantonali.

Non sfugge che ognuno degli argomenti presentati come indice possa costituire da solo una direttrice di studio ed anzi che le singole parti del volume possano anche separatamente proporsi per tutta una serie di approfondimenti. Ma qui si voleva solo "smuovere le acque". Si intendeva presentare una serie di idee in movimento e dunque, seppur basate su documenti archeologici precisi e circostanziati, messe sul tavolo della discussione al fine di costituire ognuna un fil-rouge per ulteriori momenti di critica analitica.

Certo, non sempre è stato possibile sganciarsi completamente dalla logica dello studio archeologico schedografico. A volte, per altro, potrà sembrare troppo scarno il supporto della notizia puntuale relativa ai complessi o ai comprensori analizzati nel loro insieme: il modello è comunque trasparente e in ogni modo risponde a quello del tracciamento di linee di sintesi su dati ormai consolidati e integrati da nuove informazioni, non certo a quello della creazione di panorami articolati su scarse conoscenze o addirittura su assenze documentarie.

Del resto l'area laziale - evitando la parola Lazio che per il mondo antico può assumere significati diversi - è tra le meglio note sul piano dell'indagine territoriale e dell'approfondimento stratigrafico e dunque nei testi qui presentati si sono potuti utilizzare con larghezza sia documenti esattamente georeferenziati, che dati a precisa base culturale e cronologica. E basti al riguardo ricordare i numerosi volumi della Forma ltaliae e quelli del Latium vetus, o soprattutto le iniziative di catalogazione a grande respiro promosse dalla stessa Regione o dalle diverse Province, al fianco del lavoro scientifico edito per pertinenza dalle varie Soprintendenze.

In qualità di proponente dell'iniziativa ho coinvolto nella collaborazione specialisti di determinati ambiti culturali e scientifici sì che ognuno potesse parlare su sue conoscenze dirette e soprattutto su un tassello areale della sua specifica formazione. Ciò ha comportato una variabilità nel modo di approccio alle singole tematiche che nei sette capitoli vedono dunque uno sviluppo differenziato, forse in qualche caso ripetitivo ma sempre illuminato con riflettori diversi perché originati da un diverso punto ottico. Non meraviglierà dunque se al fianco di quadri di sintesi si troveranno schedoni indicativi di poli determinanti, nell'ottica dell'individuazione dei momenti qualificanti le problematiche rappresentate nelle singole sezioni. Da ciò discende altresì la necessità delle premesse che alcuni capitoli recano a chiarimento delle linee seguite dallo studioso nella sua elaborazione specifica.

II lettore, inoltre, potrà rilevare qualche disomogeneità nel sistematica espositiva usata dagli Autori. Ciò è solo in parte dovuto all'obbligo di rispettare tempi editoriali strettamente delineati, da cui origina sia lo stop bibliografico dei contributi alla fine del 2002 (con poche eccezioni), sia la impossibilità di affinare alcuni approcci formali: piuttosto la causa principale si ricollega alla estrema libertà che è stata concessa ad ogni collaboratore di inquadrare i vari temi scelti fin dall'inizio nell'ambito di una discussione organizzativa corale. Credo che questo giovi alla vivacità della presentazione e personalmente non credo che, comunque, possa dispiacere la lettura di capitoli differenziati non solo per l'argomento ma anche per l'impostazione dello studio e finanche per il metodo redazionale.

Infine non possono mancare i ringraziamenti sia all'Istituzione che ha promosso e coperto la realizzazione dell'iniziativa, quell'Assessorato alla Cultura della Regione Lazio che del resto già aveva lanciato l'edizione dell'"Atlante storico-politico del Lazio" nel 1996, sia all'Istituto Nazionale di Studi Romani che, in linea con una ben nota funzione promozionale della cultura, ha incaricato delle cure redazionali la dott.ssa Maria Luisa Marchi e si è assunto l'onere della gestione tecnica e amministrativa della pubblicazione che esce con buon livello di stampa grazie all'esperienza della Tiferno Grafica di Città di Castello.

PAOLO SOMMELLA