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Arte e cultura nella quadreria romana
di Pietro Gabrielli (1660-1734) a Palazzo Taverna di Monte Giordano / Dalma
Frascarelli ; Laura Testa La casa dell'eretico. - Roma : Istituto Nazionale di Studi
Romani, 2004
Il nuovo volume pubblicato dall'Istituto, porge la sua attenzione
piuttosto che alle opere d'arte - come sinora fatto dagli studiosi di collezionismo - al
collezionista. Maurizio Calvesi nella Prefazione rileva infatti che "In questo
avvincente libro, che ho letto con ammirazione, di Dalma Frascarelli e Laura Testa, emerge
invece anzitutto, per l'entità degli avvenimenti che la coinvolgono, la figura del
collezionista, un dotto" libertino" della Roma seicentesca che dovette pagare a
caro prezzo la propria cultura, la propria libertà di pensiero e la dignità della
propria autonomia. Tra le "scuse" che l'attuale Pontefice, nella sua visione ben
diversa dai suoi predecessori di pochi secoli fa, ha sentito di rivolgere alle vittime
dell'intransigenza di una Chiesa non ancora ambientata si nel clima della cultura moderna,
riteniamo che sia implicitamente compreso anche il povero Pietro Gabrielli, colpito,
attraverso le vicende della prigionia, dellesilio ed infine della fuga, dalla
condanna che per lui dovette essere la più amara; non poter rivedere quel palazzo di
Montegiordano che era stato la sede del cenacolo perseguitato. Dimora al cui abbellimento
aveva atteso per anni, anche lontano da essa, unendo allo spirito pratico del raccoglitore
che sa cogliere le opportunità degli artisti sul punto di emergere e dei prezzi più
favorevoli, una grande passione per la pittura con ambizioni di conoscitore e di mecenate,
e soprattutto un chiaro disegno mentale del significato che la disposizione dei dipinti
nella sua casa avrebbe acquistato, anche andando contro corrente per quanto riguarda
alcuni luoghi comuni connessi alle tradizionali destinazioni di dati oggetti e dati
ambienti.
"La raccolta di tele di Pietro Gabrielli dimostra che alcuni
committenti fecero delle proprie collezioni anche un uso che potremmo definire ideologico,
demandando ad esse il compito di rendere note le loro idee e i loro giudizi, oggi
difficili da svelare per difetto di informazioni sulla personalità e sulla vita dei
singoli collezionisti".
Consapevoli di ciò, le autrici hanno indagato a fondo la personalità
del Gabrielli e tutto un ambiente intorno a lui (di estremo interesse per gli storici non
soltanto dell'arte), attraverso i documenti e lettere inediti che costituiscono un
prezioso e cospicuo corredo del libro, giungendo così a individuare alcuni nodi
essenziali della logica che guidò il Gabrielli nella costruzione e distribuzione della
propria raccolta. Viene al tempo stesso tracciato un quadro dei criteri e dei fattori che,
nella società dellepoca, concorrevano alla definizione del prezzo: la reputazione
dellartista, "il momento della carriera, la grandezza dellopera, il
numero delle figure e quindi le ore impiegate nella lavorazione (...), il rango, lo status
dell'acquirente". Tra le cautele che il collezionista prendeva, c'era quella di
consultare, sull'equità del prezzo, affermati maestri, o rinomati collezionisti, magari
con lavvertenza di mostrare i quadri senza indicare il nome dell'autore, a garanzia
di una totale imparzialità.
In linea di massima, ad ogni artista veniva affidata l'intera
decorazione di un ambiente o di buona parte di esso: Giacinto Brandi per le grandissime
tele di soggetto mitologico o allegorie del Camerone, e dopo la sua morte il Seiter, il
Bonesi e Sebastiano Ricci; il Lamberti (poi licenziato) per la decorazione della Galleria
e della sala della Calunnia; Rosa da Tivoli per la prima anticamera, Giovanni Ventura
Borghesi per la seconda; le bambocciate di Monsù Teodoro per la Libreria.
L'analisi di queste ultime è preceduta da una accurata ricostruzione
dei contenuti dei soggetti della Biblioteca; ma, con un'innovazione del tutto originale i
dipinti destinati alla Libreria non rappresentarono i tradizionali uomini illustri, o
strumenti astronomici e carte geografiche, bensì" immagini di fiere e mercati che
aprivano una finestra sulla vita reale", introducendo" la libera
rappresentazione della realtà moderna, di un mondo ormai senza eroi".
Non è questo che un esempio dei sottintesi o significati che le
autrici rintracciano nel complesso delle decorazioni del Palazzo di Montegiordano,
contesto che subisce alcune modifiche nel tempo dettate da opportunità diplomatiche, ora
calcando l'accento sulle ingiustizie patite dal Gabrielli, ora attenuando questo tasto.
È demandato ad altra occasione il catalogo delle opere, solo alcune
delle quali, tra quante sono oggi visibili a Montegiordano, riflettono ancora la primitiva
commissione e/o collocazione, rendendo ardua la ricostruzione della raccolta originaria.
Ciò non toglie rigore all'indagine storica, anzi la circoscrive in un clima saggistico e
ne evidenzia l'efficacia metodologica, ai fini di una effettiva visione della storia
dellarte intesa non come storia interna allarte, ma come evento globale".
DALMA FRASCARELLI, LAURA TESTA, La casa dell'eretico. Arte e cultura
nella quadreria romana di Pietro Gabrielli (1660-1734) a Palazzo Taverna di Montegiordano,
Istituto Nazionale di Studi Romani, Roma 2004; 372 p., XXIV tav. a colori e 41 fig.
b.n. 65,00. Sconto del 40% agli Iscritti all'Istituto.
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