Il volume
ricostruisce diacronicamente la topografia antica della porzione orientale del monte
Celio, compresa nei limiti della Tavola VI del settore H della Carta Archeologica di Roma.
Unarea sempre ai margini della città sia di
quella antica sia, soprattutto, di quella medievale, ma ricca di "storie",
talora registrate anche dalle fonti letterarie, che trovano un generoso polo di attrazione
nellarea lateranense. È qui, ancor prima di Costantino e della sua fondazione
basilicale, che vediamo muoversi personaggi coinvolti in alcuni degli avvenimenti più
noti del I e del II secolo d.C.: Plauzio Laterano, che qui abitava le sue straordinarie
dimore, protagonista dellaffaire politico sessuale tra C. Silio e Messalina
prima, e della congiura pisoniana poi; limperatore Marco Aurelio, che negli horti
sotto lOspedale di S. Giovanni nacque e venne educato, tanto, secondo alcuni, da
replicarvi la domus publica del Palatino.
La prima parte del testo si occupa di comprendere
quel processo che da Bernardo Secchi è stato definito di "selezione
cumulativa", di individuare cioè, sulla base dei dati materiali e delle fonti
letterarie e documentarie disponibili, le trasformazioni subite dal territorio, i modi nei
quali sono avvenute, i soggetti che le hanno promosse, nonché i problemi suscitati dai
cambiamenti che hanno prodotto nuove trasformazioni.
Lo studio muove dallanalisi della geologia e
della morfologia, qui particolarmente condizionante le scelte urbanistiche, con la
volontà di abbozzare gli andamenti altimetrici antichi anche attraverso lo studio delle
trasformazioni indotte dai piani urbanistici dello Stato unitario.
Unattenzione precipua è dedicata alle fonti
cartografiche, già vagliate da A.M. Colini nel suo studio ancora attuale su "La
Topografia del Celio nellAntichità", che copiose restituiscono limmagine
di questa porzione della città attraverso i secoli.
Tralasciando le carte "ricostruttive"
esito dei lavori eruditi cinquecenteschi, in primo luogo lAntiquae Urbis imago
accuratissime ex vetusteis monumenteis formata di Pirro Ligorio del 1561,
lattenzione è focalizzata su quei contributi che possano fornire indicazioni utili
per la ricostruzione della morfologia originaria, degli andamenti urbanistici antichi e
del sistema viario. In particolare, dati interessanti si sono dedotti dalle carte di L.
Bufalini (1551), che segna, come noto, un notevole passo avanti nella rappresentazione
della città, e di G.B. Nolli (1748). Riguardo a questultimo viene evidenziato il
contributo straordinario che se ne ricava per larea oggetto dello studio, nel
contesto generale del lavoro di rilevamento e di incisione della pianta che vide
collaborare con il Nolli anche Piranesi e Vasi.
Un interesse particolare è dedicato
allanalisi della viabilità originaria e dei rapporti tra di essa e la morfologia,
per leggere meglio il "funzionamento" di questa zona e gli adeguamenti imposti
alle scelte iniziali, che in quadro di elementi storicizzati hanno visto aree
originariamente destinate a necropoli virate alla disponibilità abitativa privata e,
quindi, zone programmate per le domus confiscate o acquisite per ledilizia
pubblica.
Le fonti letterarie antiche vengono tenute presenti
con costanza e vengono lette in rapporto ai dati materiali e soltanto dopo
lesposizione di questi ultimi.
La seconda parte del volume raccoglie le schede di
dettaglio della Carta Archeologica, frutto della ricerca documentaria e bibliografica
volta alla registrazione dei dati oggettivi ed al loro posizionamento in pianta.
La cartografia generale che nel volume si produce,
anche in formato digitale, è stata quanto più possibile semplificata ed è stata
elaborata sulla base delle piante catastali digitalizzate del comune di Roma. È stata
lavorata alla scala 1:1000, tentando di conciliare lesigenza di operare con una base
cartografica ad alta scala con la necessità di superare il supporto simbolico, inadeguato
a rispettare la precisione di posizionamento suggerita dal dettaglio cartografico. Nella
carta archeologica prodotta, quindi, i dati vengono posizionati nella realtà planimetrica
quando possibile, o sono indicati da un punto, rimandando a stralci di dettaglio nelle
schede il compito di evidenziare, ove noto, il luogo del ritrovamento e i rapporti con il
catasto attuale. Tale scelta si è, inoltre, resa necessaria per non privare di
significato topografico molte delle informazioni ricognite, per lo più desunte da fonti
darchivio o da fonti bibliografiche datate georeferenziabili con difficoltà.
In conclusione, il contributo qui descritto va
inteso come un tassello per un futuro quadro conoscitivo generale della topografia di Roma
antica.