istitutoricerca scientifica e pubblicazioniattivitàsedebibliotecaarchivio storicoarchivio iconografico
Home page

 

Novità editoriali

La città eterna vista da Napoli. La Roma di un viaggiatore romantico: Cesare Malpica

Roma è da secoli polo di attrazione per viaggiatori mossi dalle motivazioni più diverse: da quelle di matrice religiosa dei pellegrini a quelle politico-diplomatiche legate al centrale ruolo svolto dalla Santa Sede nello scacchiere geo-politico europeo dell’Età Moderna, passando per quelle artistico-culturali che, specie nel secolo XVIII con l’esplosione del fenomeno del Grand Tour, hanno visto la città eterna eletta a obbligatorio approdo per un viaggio che era sì, nello spazio verso i luoghi di nascita della classicità europea, ma anche e soprattutto all’indietro nel tempo.

Per la sua posizione geografica Roma è stata, però, principalmente meta di viaggiatori provenienti dal nord della penisola italiana e dall’Europa. La città eterna vista da Napoli è un libro che sin dal titolo si propone di rovesciare quella prospettiva, mettendo il lettore nella possibilità di vedere la città eterna attraverso lo sguardo di un viaggiatore proveniente dalle terre – già all’epoca depresse e fuori dai consolidati circoli culturali – del sud della penisola italiana. Quel viaggiatore è Cesare Malpica, intellettuale di piccolo cabotaggio vissuto nella prima metà del secolo XIX ed assurto agli onori delle cronache letterarie per l’interessamento di De Sanctis. Lo studioso identificava, infatti, il breve fenomeno del Romanticismo napoletano proprio con l’opera del capuano e di pochi altri suoi contemporanei, pur sottolineandone il pressappochismo e lo scarso rilievo letterario.

Da un punto di vista qualitativo la pur ampia e varia produzione letteraria di Malpica – capace di muoversi in scioltezza tra poesia e prosa, romanzo storico e una instancabile attività giornalistica – non raggiunse livelli eccelsi, non uscendo da un ambito regionalistico e scivolando di conseguenza in un ovvio silenzio successivo alla sua morte. Viceversa, la produzione strettamente odeporica – in particolar modo quella dedicata a Roma – sembra contenere alcune peculiarità in grado di porla all’attenzione di chi si occupa di scritti di viaggio.

Difatti, quei vizi e difetti evidenziati da De Sanctis (la scarsa cultura del capuano, la sua scrittura enfaticamente romantica, la superficiale capacità di orecchiare esperienze straniere) divengono nelle scritture odeporiche un punto di forza, vero e proprio grimaldello capace di forzare i canoni dello scrivere di viaggi a cavallo tra i due secoli, ancora fortemente legato ad una impostazione settecentesca. La forza dell’odeporica malpichiana risiede infatti nell’approccio poco conforme ai canoni del tempo; il metodo utilizzato su carta dal capuano – lo stesso usato al momento di visitare la città eterna – è quello di affidarsi alle proprie impressioni, testimoni di un orientamento che è già pienamente romantico.

La città eterna vista da Napoli vuole offrire, oltre ad una esauriente introduzione alla vita di questo semisconosciuto autore, un saggio della sua sfaccettata odeporica. Il continuo oscillare tra impressioni di viaggio e riferimenti storici, l’ondivago muoversi tra registri narrativi diversi amalgamati mai brutalmente nel corpus testuale, l’ammirazione per la città eterna che è sì, culturalmente e artisticamente laica, ma anche e allo stesso tempo profondamente cattolica.

Questo e molto altro viene messo in evidenza nell’analisi dei tre resoconti romani lasciati da Malpica, episodi apparentemente isolati di un percorso testuale che in realtà si snoda lungo coordinate che presuppongono ad una sorta di progettualità di fondo.

Stefano Pifferi, La città eterna vista da Napoli. La Roma di un viaggiatore romantico: Cesare Malpica, Istituto Nazionale di Studi Romani, Roma 2007, 16°, pag. 240, € 20,66. Sconto del 40% agli Iscritti all’Istituto.