Prima dell'elettronico, prima del digitale

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PRIMA DELL’ELETTRONICO, PRIMA DEL DIGITALE

1. Oggetti e strumenti da lavoro e indicazioni di ufficio
2. Macchina per scrivere meccanica Olivetti modello M20, prodotta dal 1920 al 1933
3. Macchina per scrivere meccanica Olivetti modello M40. La macchina venne creata per sostituire la M20 e conobbe tre modelli. Quelloesposto è il secondo, prodotto dal 1938 al 1946
4. Macchina per scrivere Olivetti modello Diaspron 82, progettata nel 1959 dall'architetto e designer Marcello Nizzoli, collaboratore dell'azienda di Ivrea dal 1938, in collaborazione con l'ingegnere Giuseppe Beccio.
5. Proiettore per diapositive, prodotto dalla ditta G. Gentili di Roma.
6. Addizionarice meccanica a tastiera estesa, modello Alfa Everest, commercializzata dalla S.A.Serio, progettata da Giuseppe Inzadi e prodotta dal 1938 al 1945.
7- Ciclostile modello Omio prodotto dalla ditta Merkur.
Macchina per la stampa di indirizzi della ditta Adrema (correntemente detta "adrematrice").
9. Macchina punzonatrice prodotta dall'azienda Adrema per etichette. Dettaglio.
10. Macchina punzonatrice prodotta dall'azienda Adrema per etichette.

A corollario dell’esposizione di documenti d’archivio, è parso opportuno raccogliere solo una parte delle attrezzature per il lavoro che sono conservate presso l’Istituto e che testimoniano un passato laborioso e svolto da moltissimi impiegati, anche destinati a progetti di una vastità che oggi pensiamo facilmente affrontabile ma che, rapportati all’epoca in cui vennero pensati e realizzati, hanno richiesto notevoli sforzi organizzativi. Si è deliberatamente scelto di limitare l’esposizione a macchine risalenti ai primi decenni dalla fondazione dell’Istituto, tralasciando, fatto salvo un caso [bacheca 4], quanto utilizzato dagli anni Cinquanta in poi poiché si tratta di esempi più afferenti ad un immaginario collettivo e, nei casi più recenti, patrimonio di tutti. Decenni, quelli presi in esame, della prima stagione florida e fiorente che vide l’Istituto in prima linea nella diffusione degli studi su Roma e nella progettazione di quelle che oggi chiameremmo banche dati, e che allora erano invece affidate a dattiloscrittura, laddove non al manoscritto.

di Letizia Lanzetta, in Documenti e materiali per la storia dell’Istituto Nazionale di Studi Romani (1925-2025), Roma, Istituto Nazionale di Studi Romani, 2025, pp. 149-154