CERTAMEN CAPITOLINUM LXXVII – 2026
Relazione della Commissione giudicatrice
Lunedì 13 aprile 2026 alle ore 10,30 si sono iniziati (nella sede dell’Istituto Nazionale di Studi Romani, P.zza Cavalieri di Malta 2, Roma) i lavori relativi al “Certamen Capitolinum” LXXVII bandito dall’Istituto Nazionale di Studi Romani sotto gli auspici di Roma Capitale e del Ministero della Cultura. La gara era aperta quest’anno a quanti (docenti, cultori di latino e studenti) volessero cimentarsi con un elaborato in prosa o con una composizione poetica in latino.
La Commissione giudicatrice era così composta: Prof. Antonio Marchetta, rappresentante dell’Istituto Nazionale di Studi Romani (presidente), Dott.ssa Flora Parisi, rappresentante del Ministero della Cultura (componente), Prof. Giorgio Piras, rappresentante di Roma Capitale (segretario).
Erano pervenute all’Ufficio Latino dell’Istituto 6 composizioni per la sezione “docenti e cultori di latino”. Per la sezione “studenti” era pervenuta una sola composizione.
Tutte le composizioni sono state separatamente esaminate dai Commissari, i quali hanno effettuato un esame collegiale dei singoli lavori. Da questo esame collegiale è risultato poi che in special modo si distinguevano fra tutti (dopo il titolo, in parentesi, il motto di riconoscimento):
Dopo un rinnovato esame, nel quale si è discusso ampiamente ogni pregio e caratteristica delle composizioni suddette, la Commissione all’unanimità ha concluso che tutte e quattro le composizioni erano meritevoli di premio.
Fra tutte emergeva quella dal titolo: De miro itinere, alla quale si decideva di assegnare il “Praemium Urbis”.
La Commissione decideva quindi di assegnare il secondo premio alla composizione intitolata Ecloga.
La Commissione ha assegnato l’onorevole menzione alle composizioni intitolate Dominus intellectus, liber spiritus. Apologia servitutis sapientiae, e Theatrum.
Il Presidente procedeva infine all’apertura delle buste sulle quali si leggevano gli stessi motti che contraddistinguevano le composizioni. Si proclamava pertanto vincitore del “Praemium Urbis” Fulvio Beschi. Il tema del poeta che, nel corso di un fantastico viaggio in un particolare luogo dell’aldilà, viene accolto da un altro poeta e sotto la sua guida ha modo di incontrare le anime di altri poeti, ovviamente ha un’ascendenza dantesca, a sua volta incrociata con la memoria virgiliana del viaggio di Enea nell’Eliso sotto la guida di Anchise. Ma di tale topos l’Autore del carme, in distici elegiaci, si appropria in maniera del tutto originale e personale. Egli ha la ventura di accostare e interpellare le anime di alcuni fra i più rappresentativi esponenti della nostra più recente poesia; ne nascono brevi quadri, sintetici e intensi scambi di battute, che sanno cogliere dei singoli poeti gli aspetti più significativi ed emblematici, e soprattutto fanno sentire quanto siano importanti, come siano essenziali le voci della poesia per penetrare nei risvolti più profondi dell’umana esistenza, per offrire luce e conforto a quell’inscindibile viluppo di Bene e di Male che è la vita. La lexis poetica sa farsi adeguata, suggestiva interprete di questa complesso e delicato intreccio di riflessioni ed emozioni.
Il secondo premio era assegnato a Orazio Antonio Bologna, il quale ha presentato una fantasiosa ricostruzione delle origini del Certamen Capitolinum poetico, fatte risalire all’età augustea, e in particolar modo all’entourage di Mecenate. Protagonisti del carme, in forma di ecloga esametrica, sono lo stesso Mecenate con Virgilio e Orazio, i quali, sullo sfondo di scorci urbani della Roma del tempo, intrecciano un serrato dialogo che è anche un’originale e puntuale rappresentazione delle atmosfere culturali, sociali e politiche di quell’epoca. A tutto presiede una rigorosa competenza storica e letteraria, alla cui dottrina non di rado si associano spunti di garbato umorismo. Una lexis rigogliosa si appoggia ad un esametro molto scorrevole, nel segno di una profonda confidenza con la poesia classica.
Una delle due onorevoli menzioni veniva assegnata a Elisa Camilla Vincenza D’Ascola. Il suo saggio in prosa consiste in un’ampia e appassionata dissertatio sui concetti primari della filosofia morale di impronta primariamente stoica, più specificamente senecana, ma in un’ottica più ampia che va da Parmenide a Plotino e ad Agostino. La trattazione procede secondo due direttrici principali: quella di distinguo sottili ma illuminanti fra libertà ed arbitrio, fra razionalità e cupidità; e la direttrice di asserzioni apparentemente paradossali ma in realtà fondate sulle verità più profonde: i proverbiali paradoxa Stoicorum, primo fra i quali quello secondo cui la più autentica libertas consiste nella servitus sapientiae, cioè nella schiavitù alla saggezza. La lingua, il lessico, la sintassi, il periodare sono di marca spiccatamente senecana. Anzi si potrebbe parlare di un abilissimo quanto intelligente ‘centone’ della trattatistica senecana, caratterizzata dall’uso insistito di sententiae, di brevi frasi ad effetto, veicolo ideale di concetti affilatissimi ed acutissimi. Tale mosaico senecano viene accortamente e originalmente calato nel vivo delle più ardue e assillanti problematiche morali della società contemporanea.
L’altra onorevole menzione veniva assegnata a Mauro Pisini. Egli ha presentato una raccolta di brevi componimenti in versi, che si avvalgono di due tipologie metriche molto diverse fra loro, da una parte l’haiku giapponese, dall’altra l’esametro dattilico e la strofe saffica, ma tipologie lavorate entrambe con abilità ed efficacia. Due sono anche le tematiche fondamentali. Innanzi tutto il mondo della natura, osservato, contemplato, accarezzato specialmente nei suoi aspetti più minuti, nella sua quotidianità, con occhio attento, sensibile, amorosamente partecipe. Dall’altro lato il mondo dell’affettività umana, nel suo complicato, misterioso, sempre affascinante groviglio di passioni, inquietudini, contraddizioni, interrogativi esistenziali: una fitta rete nella quale i versi con il loro taglio nervoso sanno penetrare con schiettezza, realismo, coraggio, acume e personalità. La lexis latina si mantiene elegantemente nel solco della tradizione classica, ma dimostra anche con quanta vitalità il latino sia in grado di prestare valida e originale forma espressiva alla realtà contemporanea.
Nella sezione “studenti” figurava un unico componimento, in poesia, dal titolo Opimia, di Pietro De Tommaso. Partendo da una notizia liviana (XXII 57) l’Autore. immagina e ricostruisce la vicenda di Opimia e Floronia, le due vestali condannate ad essere sepolte vive in quanto colpevoli di aver violato il vincolo di castità (la seconda prevenne la condanna suicidandosi). Molto apprezzabili il taglio drammatico che l’Autore ha saputo conferire al racconto in esametri, sostanzialmente corretti, nonché l’intensa e vivida compartecipazione umana con cui si rappresenta davanti ai nostri occhi quella tremenda tragedia. A tale composizione la Commissione ha assegnato il diploma, nonché la somma di € 100,00.
Tutte le decisioni sono state prese all’unanimità.
Alle ore 12,30 la Commissione ha dichiarato chiusi i lavori.
Roma 13 aprile 2026
La Commissione
Prof. Antonio Marchetta, presidente
Dott.ssa Flora Parisi, componente
Prof. Giorgio Piras, segretario
Piazza dei Cavalieri di Malta, 2
00153 Roma
Tel. 06 5743442 – 06 5743445
Fax 06 5743447
C.F. 80045010586
P.IVA 02117071007
Codice univoco M5UXCR1
Iscriviti alla nostra newsletter
2022 © ISTITUTO NAZIONALE DI STUDI ROMANI – Piazza dei Cavalieri di Malta 2, 00153 Roma – C.F. 80045010586 – P.IVA 02117071007. Tutti i diritti riservati. Designed by VEB S.r.l.